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da oggi, arricchiamo il sito del Risingmoon!

 Iniziamo condividendo alcuni articoli della Stampa inerenti i benefici delle trapie olistiche e della meditazione, oggi sempre più riconosciuti e apprezzati.

Ciao! 

 


Meditazione/Mindfulness

La Meditazione come vaccino antinfluenzale

22/4/2015


 

Il nuovo vaccino antinfluenzale? La meditazione

Un nuovo studio promuove la meditazione mindfulness (o Consapevolezza) come rimedio efficace nel prevenire le malattie respiratorie acute invernali come raffreddore e influenza
 
In un periodo in cui tutti cercano conferme sulla validità dei vaccini antinfluenzali, o nuove efficaci alternative per la prevenzione delle malattie invernali, ecco spuntare una ricerca che mette in luce l’efficacia della meditazione quale insolita arma preventiva.

I ricercatori statunitensi dell’University of Wisconsin-Madison, hanno infatti scoperto che la meditazione mindfulness è vincente quanto a prevenzione delle malattie respiratorie acute da raffreddamento – anche rispetto all’esercizio fisico.
Nello studio in questione, il professor Bruce Barrett e colleghi hanno coinvolto 154 ambosessi adulti (di cui 149 hanno terminato il trial) poi suddivisi a caso in tre gruppi. Il primo gruppo è stato avviato a un programma di meditazione mindfulness (o consapevolezza); il secondo gruppo a un programma di fitness come il camminare a passo svelto e infine il terzo gruppo che, fungendo da controllo, non ha fatto nulla. Il tutto per otto settimane.

Dopo questa prima fase, i ricercatori hanno seguito i partecipanti per tutto l’inverno: partendo dal mese di settembre fino al mese di maggio. L’osservazione prevedeva il controllo dei sintomi tipici del raffreddore o l’influenza come mal di gola, starnuti, naso che cola e così via. Finito il periodo di test delle otto settimane, i ricercatori non hanno tuttavia appurato se i partecipanti hanno continuato a praticare la meditazione mindfulness o lo jogging. I risultati hanno però subito mostrato che gli appartenenti al gruppo meditazione si è assentato dal lavoro per malattia il 76% in meno, rispetto al gruppo di controllo. Allo stesso modo, gli appartenenti al gruppo che aveva praticato l’esercizio fisico si erano assentati dal lavoro il 48% in meno, sempre rispetto al gruppo di controllo.

Ma non finisce qui: i risultati completi dello studio, pubblicati su Annals of Family Medicine, mostrano che la meditazione mindfulness ha ridotto fino al 50% le gravità delle infezioni respiratorie acute. L’esercizio fisico le ha ridotte fino al 40%.
Nel totale, poi, gli appartenenti al gruppo mindfulness hanno visto durare la malattia respiratoria 5 giorni in media, contro gli 8 giorni in media del gruppo di controllo. I test clinici condotti sulla presenza di anticorpi nell’organismo hanno infine confermato i risultati.

«Nulla è stato precedentemente dimostrato prevenire le infezioni respiratorie acute – spiega nella nota UWM il dottor Barrett – Molte precedenti informazioni hanno suggerito che la meditazione e l’esercizio fisico possono mostrare benefici di prevenzione, ma studi randomizzati e di alta qualità non sono mai stati condotti».
«I vaccini per l’influenza iniettabili sono parzialmente efficaci – prosegue Barrett – e funzionano solo per i tre ceppi di influenza ogni anno. L’evidente beneficio del 40-50% dovuto alla mindfulness è una scoperta molto importante, così come il vantaggio del 30-40% dell’allenamento. Se si tiene conto di questo nelle ricerche future, l’impatto potrebbe essere sostanziale».
Un risultato inaspettato dunque quello dell’effetto della meditazione mindfulness sulla prevenzione – e non solo – delle malattie respiratorie acute da virus.
Chissà? Possiamo magari provare ad aggiungere questa “forma di prevenzione” a quelle che avevamo già in programma e testarne personalmente i risultati. E se poi funziona davvero, tanto di guadagnato.

Meditazione/Mindfulness

La Meditazione abbassa la pressione cardiaca

22/4/2015


 

Anche la Mindfulness abbassa la pressione sanguigna

La tecnica della Consapevolezza riduce lo stress e riesce ad abbassare la pressione arteriosa nei pazienti con ipertensione borderline o pre-ipertensione.
La tecnica conosciuta con il nome di Mindfulness, o Consapevolezza, è stata trovata agire positivamente anche sulla pressione arteriosa, riducendola in pazienti con ipertensione borderline e pre-ipertensione.
Lo hanno sperimentato i ricercatori della Kent State University( Ohio) con un nuovo studio pubblicato su Psychosomatic Medicine: Journal of Biobehavioral Medicine, la rivista ufficiale dell’American Psychosomatic Society.

I ricercatori, hanno testato gli effetti della MBSR (la tecnica di Riduzione dello Stress basata sulla Mindfulness) su un gruppo di 56 donne e uomini con diagnosi di pre-ipertensione e ipertensione al limite, ossia che ancora non necessitava di trattamento farmacologico.
La pre-ipertensione può apparire una condizione di poco valore, perché si può credere non sia ancora pericolosa, tuttavia i medici sanno che questo stadio è già associato a una vasta gamma di malattie cardiache e problemi cardiovascolari.

I partecipanti sono stati suddivisi a caso in due distinti gruppi: il primo è stato assegnato a un programma di MBSR che prevedeva otto sessioni di gruppo della durata di due ore e mezza a settimana. Il training prevedeva anche esercizi di consapevolezza del corpo, meditazione e yoga.
Gli appartenenti all’altro gruppo, quello di controllo, sono stati oggetto di una serie di consigli circa uno stile di vita corretto, più l’avviamento a un programma di attività fisica muscolare e di rilassamento.

Prima, durante e al termine dello studio, ai partecipanti è stata misurata la pressione sanguigna, per poi confrontare i valori tra gli appartenenti ai due gruppi.
I risultati delle analisi hanno mostrato che nei pazienti del gruppo MBSR si era verificata una riduzione significativa nei valori pressori. In particolare, la pressione arteriosa sistolica era diminuita in media di quasi 5 mmHg, rispetto a una diminuzione di meno di 1 mmHg del gruppo di controllo.
Per quel che riguardava la pressione arteriosa diastolica, nel gruppo MBSR si è verificata una riduzione media di 2 mmHg, rispetto a un aumento di 1 mmHg del gruppo di controllo.

Gli autori dello studio ritengono che interventi basati sulla MBSR in soggetti con pre-ipertensione e ipertensione borderline possano ritardare o addirittura evitare il ricorso ai farmaci antipertensivi.
«I nostri risultati – sottolinea Joel W. Hughes, coautore dello studio – forniscono la prova che MBSR, se aggiunta ai consigli per modificare lo stile di vita, può essere un trattamento complementare appropriato per la pressione sanguigna nella gamma pre-ipertensione».

Meditazione/Mindfulness

La meditazione allontana la solitudine e aiuta cuore e cervello

22/4/2015


 

Meditare allontana solitudine, malattie cardiache e Alzheimer

La pratica della meditazione mindfulness può contribuire a ridurre l’isolamento e anche il rischio di malattie cardiovascolari, demenza e Alzheimer

meditazione buddhista 
 
Al pari di una sorta di panacea contro tutti i mali, la meditazione mindfulness (o meditazione di consapevolezza) sembra essere efficace non solo per ristabilire l’equilibrio psicofisico e favorire la socialità, ma anche per tenere lontane le malattie cardiovascolari e perfino demenza e la malattia di Alzheimer.

A confermare per l’ennesima volta i benefici della meditazione sono stati i ricercatori della Carnegie Mellon University (CMU) di Pittsburgh negli Stati Uniti che ne hanno analizzato gli effetti su 40 adulti sani di età compresa tra i 55 e gli 85 anni. Le prime evidenze hanno suggerito che la mindfulness può ridurre lo stato di solitudine in adulti e anziani, ridurre i livelli d’infiammazione del corpo – correlati a malattie come quelle cardiovascolari, il cancro e l’Alzheimer.

Il dottor J. David Creswell e colleghi della CMU per il loro studio hanno raccolto dai partecipanti dei campioni di sangue e valutato la socialità mediante una scala di “solitudine”. Dopo di che, i volontari sono stati suddivisi a caso per ricevere rispettivamente 8 settimane di training di Mindfulness Based Stress Reduction (MBSR) o nessun trattamento (nel caso del gruppo di controllo). La formazione prevedeva un lavoro sulla respirazione, il divenire consapevole delle proprie sensazioni e imparare a gestire le emozioni.

Al termine delle otto settimane di training l’osservazione, l’analisi dei dati raccolti e dei campioni di sangue hanno mostrato diversi cambiamenti nei partecipanti appartenenti al gruppo mindfulness. Anzitutto si vista una riduzione dello stato di solitudine, in particolare nei partecipanti più anziani, ma non solo. L’analisi dei campioni di sangue prelevati prima del training di MBSR aveva evidenziato un aumento dell’espressione genica pro-infiammatoria delle cellule immunitarie. Dopo il training, nei volontari del gruppo MBSR, si è invece mostrata una riduzione dell’espressione genica pro-infiammatoria, in aggiunta alla misura della proteina C-reattiva (CRP).
Come accennato, una riduzione dell’infiammazione dell’organismo è benefica nei confronti della prevenzione di diverse malattie.
Meditare dunque si rivela ancora una volta una scelta vincente sotto tutti i punti di vista.

Meditazione/Mindfulness

La meditazione aiuta in caso di depressione, stress e dolore

22/4/2015


 

La meditazione previene la depressione, riduce stress e dolore cronico

Quella forma di meditazione chiamata “mindfulness”, o consapevolezza, è stata trovata efficace nella gestione dello stress, il dolore cronico e la depressione.
 
meditazione
 

Focalizzarsi sul qui e ora, il momento presente, è una particolarità della mindfulness che promuove il benessere fisico e mentale

 
C’è una forma di meditazione alquanto semplice, ma piuttosto efficace che si chiama “mindfulness”, o consapevolezza in italiano.
Questa pratica – di cui abbiamo trattato più volte – si basa sulla consapevolezza del momento presente, dell’essere qui e ora. Un modo semplice per prendere coscienza di sé e di quanto avviene non solo intorno a noi, ma piuttosto dentro di noi.

Quantunque numerosi studi ne abbiano attestato la validità, sono ancora molti gli scienziati che si dedicano alla scoperta di nuove applicazioni riguardo la mindfulness. Non ultimo, questo studio condotto dai ricercatori statunitensi della Brown University (BU) e pubblicato su Frontiers in Human Neuroscience.

Il team di ricerca, guidato dalla dottoressa Catherine Kerr – assistente professore (research) di Family Medicine presso l’Alpert Medical School e direttore del Translational Neuroscience for the Contemplative Studies Initiative della Brown University – ha indagato gli effetti neurofisiologici della meditazione mindfulness su un gruppo di volontari, scoprendo che questa pratica offriva un maggiore controllo sui ritmi sensoriali alfa corticali che aiutano a regolare i processi cerebrali e filtrano le sensazioni psico-fisiche, tra cui dolore, ricordi e consapevolezze depressive.

La particolarità della pratica, che si basa proprio sulla consapevolezza e la focalizzazione sulle sensazioni corporee e sul respiro, crea una connessione intima tra mente e corpo.
Questo ripetuto focalizzare localizzato sensoriale migliora il controllo su ritmi alfa localizzati nella corteccia somatosensoriale primaria, dove le diverse sensazioni del corpo sono mappate dal cervello, fanno notare i ricercatori.
Il passo da compiere, da parte del praticante, diviene dunque quello di imparare a controllare e focalizzare la propria attenzione al momento presente, in modo da sviluppare la capacità di modulare i ritmi sensoriali alfa-corticali che, a sua volta, permette una filtrazione ottimale delle informazioni sensoriali.

«Riteniamo di essere il primo gruppo a proporre un meccanismo neurofisiologico di fondo che collega direttamente la pratica della consapevolezza mindful con le sensazioni del corpo e il respiro, per il tipo di benefici cognitivi ed emotivi che la mindfulness conferisce », ha spiegato nella nota BU la dottoressa Kerr.
Chi medita, non solo impara a controllare quelle sensazioni corporee specifiche che richiedono attenzione, sottolineano gli autori, ma anche come regolare l’attenzione in modo che non si sbilanci verso sensazioni fisiche negative come il dolore cronico o la depressione.
Insomma, si tratta sempre di una gran mole di benefici sia a livello fisico che mentale.

Meditazione/Mindfulness

La meditazione cambia la struttura molecolare del corpo

22/4/2015


 

La meditazione induce cambiamenti nella struttura molecolare del corpo

Un nuovo studio sugli effetti fisiologici della meditazione Mindfulness fornisce per la prima volta la prova che questa pratica induce modifiche nell’espressione genica e nella struttura molecolare del corpo

Meditare fa bene a tutti, in molti e differenti modi. Ora si sa che agisce anche a livello molecolare e sui geni. Foto: ©Shutterstock.com

 
Il crescente corpo di evidenze che conferma gli effetti benefici sulla salute da parte della meditazione è per lo più riferito all’azione sul fisico e sulla mente, ma riguardo a cosa accade effettivamente a livello molecolare nell’organismo ancora non si sa molto. Ecco perché un team internazionale di ricercatori ha voluto condurre uno studio per capire meglio quanto avviene all’interno di noi.

Il team di scienziati di Stati Uniti, Spagna e Francia ha coinvolto un gruppo di praticanti la meditazione Mindfulness (o Consapevolezza) e un altro gruppo di non praticanti che avrebbe fatto da gruppo di controllo, per esaminare gli effetti della pratica.
I partecipanti sono stati invitati a praticare per un giorno la Mindfulness o, nel caso del gruppo di controllo, a praticare delle attività tranquille ma non meditative.

Dopo otto ore di pratica della meditazione, gli appartenenti a questo gruppo hanno mostrato una serie di differenze genetiche e molecolari – tra cui anche i livelli alterati del meccanismo che regola i geni – e ridotti livelli di geni pro-infiammatori, che a loro volta sono correlati con recupero fisico più veloce da una situazione stressante.

«Per quanto ne sappiamo, questa è la prima ricerca che mostra rapide alterazioni dell’espressione genica nelle persone, e associate alla pratica della meditazione Mindfulness – spiega l’autore dello studio Richard J. Davidson, fondatore del Center for Investigating Healthy Minds e William James and Vilas Professor of Psychology and Psychiatry pressso l’University of Wisconsin-Madison.

«Di grande interesse sono stati i cambiamenti osservati nei geni che sono gli attuali obiettivi dei farmaci antinfiammatori e analgesici», ha aggiunto la dott.ssa Perla Kaliman, primo autore dell’articolo e ricercatore presso l’Istituto di Ricerca Biomedica di Barcellona (Spagna), dove sono state condotte le analisi molecolari.

I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Psychoneuroendocrinology e mostrano in linea generale una sottoregolazione (ossia l’applicazione di un meccanismo del sistema endocrino atto a garantire l’equilibrio tra l’esposizione a un ormone e la risposta) dei geni che sono implicati nel processo infiammatorio. I geni interessati includono i geni pro-infiammatori RIPK2 e COX2, e altri geni. Oltre a ciò, i ricercatori hanno scoperto che la misura in cui alcuni di questi geni sono stati smorzati è stata associata con il recupero più veloce dopo un test che comportava uno stress sociale.

Al basale, sottolineano i ricercatori, non vi era differenza nei geni dei partecipanti appartenenti ai due gruppi: la differenziazione è avvenuta dopo la pratica della meditazione, ma solo nel gruppo che aveva meditato, e non nel gruppo di controllo.
«I nostri geni sono abbastanza dinamici nella loro espressione – fa notare Davidson – e questi risultati suggeriscono che lo stato di calma della nostra mente può effettivamente avere una potenziale influenza sulla loro espressione».

Questi risultati, spiegano infine gli autori, possono avere tra gli altri un promettente sbocco nelle strategie per il trattamento delle patologie infiammatorie croniche.

Meditazione/Mindfulness

La Consapevolezza mantiene sana la mente

22/4/2015


 

La Consapevolezza aiuta a mantenere sana la mente

La cosiddetta meditazione “Mindfulness”, o Consapevolezza, è stata rivisitata da un team di esperti che ne conferma scientificamente l’efficacia nel mantenere o ritrovare il benessere mentale e, infine, anche fisico e migliorare la qualità della vita
 
mani meditazione

Ancora una volta, la pratica della Consapevolezza (o Mindfulness) è stata trovata scientificamente efficace e utile per la salute della mente e migliorare la qualità della vita

Pubblicato sull’ultimo numero di Frontiers in Human Neuroscience, è il lavoro degli esperti del Brigham and Women’s Hospital (BWH) di Boston (Usa) in cui si propone un nuovo modello che cambia il modo di vedere e approcciarsi alla Mindfulness, o Consapevolezza.
La Mindfulness, è una forma semplice di meditazione che intende far diventare padroni del momento in cui si vive (quello presente) e, pertanto, della propria vita.

La Consapevolezza, così come spesso interpretata, si ritiene limitata a una sola dimensione della conoscenza. Al contrario, gli scienziati del BHW hanno dimostrato che la Consapevolezza implica in realtà un ampio quadro di complessi meccanismi del cervello, supportando la tecnica e i suoi effetti con la scienza.
Si è così dimostrato come il raggiungimento della Consapevolezza attraverso la meditazione abbia aiutato le persone a mantenere in salute la propria mente. Costoro sono in grado di controllare emozioni e pensieri negativi come il desiderio, la rabbia e l’ansia. Per converso sono in grado di incoraggiare disposizioni maggiormente positive come la compassione, l’empatia e il perdono.

La Mindfulness dunque funziona – e lo provano ormai numerosi studi e i molti manuali usciti a opera di diversi esperti. Tuttavia, come funzioni esattamente funziona è ancora un mistero, anche per gli scienziati.
Questo nuovo modello è stato recentemente presentato a Sua Santità il Dalai Lama durante un incontro privato. Lavoro che prendeva il titolo di: “Mind and Life XXIV: Latest Findings in Contemplative Neuroscience”.
In questo innovativo lavoro, i ricercatori hanno identificato una serie di funzioni cognitive che sono attive nel cervello durante la pratica della Consapevolezza. Sebbene, come detto, non si sappia ancora spiegare il perché di questo fenomeno, dette funzioni cognitive aiutano la persona a sviluppare la consapevolezza di sé, l’auto-regolamentazione e l’auto-trascendenza (S-ART), che costituiscono il quadro di trasformazione per il processo di Consapevolezza.

In questo quadro di meccanismi scientificamente accertati, i ricercatori sono stati capaci di evidenziare 6 processi neuropsicologici, o meccanismi attivi nel cervello durante la pratica della Consapevolezza e che supportano il processo S-ART.
I processi iniziano partendo dall’intenzione e la motivazione a voler raggiungere la Consapevolezza, seguita da una presa di coscienza delle proprie cattive abitudini. Una volta che questi processi sono fissati, la persona può iniziare a controllare se stesso e le proprie emozioni. In particolare la persona riesce a essere meno reattiva emotivamente e recuperare più velocemente dai possibili turbamenti conseguenti alle emozioni negative.

Attraverso la pratica continua – spiega nella nota BHW il principale autore dello studio, dottor David Vago – la persona può sviluppare una distanza psicologica da ogni pensiero negativo e può inibire gli impulsi naturali che costantemente alimentano le cattive abitudini. Il risultato della pratica è un nuovo Sé con una nuova abilità multidimensionale regolata per ridurre distorsioni nella propria esperienza interna ed esterna e sostenere una mente sana».
Ecco pertanto ancora una prova che la meditazione nelle sue varie forme, e anche in questa nuova e semplice metodica, può essere davvero utile per la salute della mente e una migliore qualità della vita.

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